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Richard Jefferson agli Spurs

Ecco la prima trade dell'estade: Richard Jefferson passa dai Milwaukee Bucks ai San Antonio Spurs in cambio di Bruce Bowen, Fabricio Oberto e Kurt Thomas.
Gli Spurs avevano promesso dei rinforzi dal mercato estivo e questo è Jefferso pare proprio esserlo.
I Bucks prendono comunque buoni giocatori, in attesa di riavere il miglior Michael Redd e dell'esplosione di Charlie Villanueva.
Ora Popovich potrà schierare un quintetto da paura con dentro Ginobili, Parker, Duncan e l'ultimo arrivato RJ.
Ci vorrà un altro lungo e qualche ricambio per completare l'opera.

Anche Manu fuori dai playoff

Che brutta tegola in casa San Antonio!
L'infortunio alla caviglia si sta aggravando, e Ginobili ha deciso, d'accordo con la squadra, di terminare qui la sua stagione 2008/2009. Di certo la prima stagione poco brillante degli speroni, condizionata da molti giocatori che continuano a fare avanti e indietro dall'infermeria. Ci si aspettava la rinascita ai playoff, come sempre accaduto alle squadre di Gregg Popovic, ma il peso dell'età comincia a farsi sentire, e la mancanza di un buon ricambio, soprattutto nei ruoli chiave, sta facendo naufragare questo finale di regular season.
Di sicuro c'è solo che San Antonio ai playoff ci sarà, e già questo è buono vista la competitività della western conference, ma adesso gli Spurs fanno meno paura, e la caccia al secondo posto sembra un pochino più chiusa (in favore di Denver).

Caccia ai free agent

Due veterani di lusso si sono liberati ieri, giusto in tempo per rifirmare con un altro team e giocare i playoff. Il primo era largamente aspettato: Joe Smith lascia Oklahoma City e potrebbe atterrare a Cleveland. Il secondo invece è Drew Gooden, che lascia Sacramento (dove era atterrato la settimana scorsa via Chicago) e potrebbe firmare con San Antonio. Gli Spurs sembrano favoriti per la firma di Gooden, ma credo che anche i Cavs restino in attesa, obiettivamente è una scelta difficile tra due power forward di lusso, entrambi ex-Cavs ed entrambi in grado di spostare l'ago della bilancia.

Il termine per la liberazione dai team precedenti (buyout) era fissato per il 1 marzo, mentre quello per la firma è mercoledì 4.

Spurs @ Phoenix 91-90

Si puo partire nell'analizzare questa vittoria dall'azione finale, o lasciar perdere l'azione finale e pensare al resto; ma l'ultima azione un "piccolo" commento lo lascia.....perchè Richardson abbandona un tiratore in angolo? questa mancanza difensiva è sicuramente quello che Bell non avrebbe mai fatto. Abbandonato il discorso dell'ultima azione passiamo a Shaq che, con avversari che rispetta come Duncan, sfodera prestazioni da vecchi tempi e fa anche showtime; continuo a credere che con Amarè siano la coppia migliore del Mondo sotto canestro. Discreta prestazione di Duncan che fa la differenza rubando palla a Shaq per il pareggio. Ginobili sottotono, altalenante nelle prestazioni e questo non fa ben sperare per la sua condizione fisica. Comunque bella gara, per chi non l'avesse vista si guardi almeno gli highlights che meritano veramente.

San Antonio? Occhio, è sempre li..

La squadra più sottovalutata di questo campionato? Probabilmente gli Spurs: nessuno crede in loro, soprattutto dopo averne visto l'inizio disastroso, il peggiore da quando la franchigia è in NBA, e ancora di più dopo l'infortunio di Tony Parker (Ginobili era ai box fin dall'inizio).
Ma i texani, nonostante tutto, hanno un record positivo, sopra il 50%, e sono ancora la quinta miglior difesa del campionato, concedendo poco più di 92 punti (92,23 per la precisione) a partita agli avversari. E'vero, non è che ad una difesa così massiccia, che pure è stato il lato negativo delle prime partite, corrisponda un super attacco, dato che in media gli Spurs segnano poco più di quello che subiscono, cioè quasi 93 punti (92,84). Ma è anche vero che questa situazione si è verificata con la squadra privata di quello che al momento è il suo vero e proprio uomo franchigia: Manu Ginobili (Tim Duncan è supremo senza di lui nessuna dinastia Spurs, ma gli ultimi anni la squadra era ed è nelle mani di Manu).
Adesso è tornato (e alla prima ne ha messi 12 in 11 minuti), ed è tornata dunque a disposizione di quel genio di Popovich una delle armi più pericolose del mondo con la palla in mano (parliamo sempre di basket eh), uno che in attacco è nei top 5 del pianeta, e che probabilmente in quanto a personalità, quando si tratta di vincere, se la gioca con uno o al massimo due superstar (Kobe e LeBron, anche se una monetina per Paul Pierce la possiamo giocare).
Gli Spurs se Manu sono rimasti in un modo o nell'altro a galla e in più hanno scoperto qualche giovane che potrà tornare utilissimo in futuro -George Hill su tutti-, oltre ad un buon Roger Mason che ha dimostrato di poter stare in campo a scaldare il posto a TP senza nuocere alla squadra, anzi, diventando un terminale offensivo a cui affidare anche tiri pesanti.
A Dicembre dovrebbe tornare anche Parker tra l'altro, e il trio delle meraviglie sarà ricomposto.
San Antonio è ora ottava a Ovest, non è che poi alla fine, se tutti staran bene, la squadra da battere non siano ancora loro?

L'inizio difficile degli Spurs

Qual è la grande novità di questa stagione NBA? Gli OKC Thunder? Michael Beasley? Mike D'Antoni a New York? I Suns che quando vincono lo fanno difendendo (i Suns??)?
No, la risposta corretta la trovate nel record degli Spurs: 0-3. Il numero tre sta ad indicare le sconfitte subite da Duncan e soci. E'la peggior partenza di campionato che San Antonio abbia mai vissuto da quando è nella NBA, cioè dal 1976-77.
Tre sconfitte di fila ad inizio stagione non le ha viste mai neppure Tim Duncan, l'uomo della provvidenza dei nero-argento ("grazie al piffero" direte voi, "è sempre stato uno Spurs"), che tra l'altro ha sempre vinto anche la partita di apertura.
Inizia dunque nel peggiore dei modi il nuovo anno cestisitco per la corazzata Popovich, che nei sondaggi di precampionato, per la prima volta non era stata inclusa fra le le favorite per l'anello. Possiamo dire che inizia la fine degli Spurs che conosciamo da quasi 10 anni? Che sia l'anno della disfatta? Beh, io credo di no, innanzitutto perchè le sconfitte sono arrivate senza Manu Ginobili (che secondo me ora come ora è la vera colonna portante di San Antonio) , e in una squadra con un età media elevata, la co-presenza di una stella del genere è sempre necessaria, nonostante in quintetto ci siano due come Duncan e Parker; poi perchè coach Pop è un grande allenatore, forse il migliore di tutti (ma non ditelo a Phil Jackson che potrebbe rimanerci molto male ed avere un atteggiamento molto poco zen); poi ancora perchè R.J. Buford sa muoversi egregiamente sul mercato, e se dovesse essere necessario sarebbe in grado di tirare fuori il coniglio dal cilindro; infine perchè gli Spurs sono un squadra - intesa come sistema collaudato e non come somma di individui- che funziona egregiamente e che sa e può arrivare fino in fondo, e non sarà un piccolo incepparsi del meccanismo a togliermi questa convinzione.
E' solo un inizio diverso dal solito, difficile apputo...

Kobe spazza via gli Spurs (LAL WESTERN CONFERENCE CHAMPION 4-1) 100-92


Ci è voluto un Kobe Bryant in versione stratosferica per dare il titolo di campioni di Conference ai Los Angeles Lakers (il 29° della loro storia).

La partita nonostante l'inerzia in mano ai gialloviola, vede gli Spurs attaccare con grande cuore il canestro soprattutto nei primi minuti dove un parziale i 33-16 avrebbe affondato chiunque, ma non gli uomini di Coach Zen, che grazie soprattutto alla panchina tiene a galla la barca, dato che il quintetto base sembra che gia pensi alle Finals. Uomo chiave di questo frangente del match è Jordan Farmar che riesce a dettare bene i ritmi e non sprofondare di fronte a TD e Parker in primis, e anzi a recuperare nei confronti degli Spurs fino a -6.

Nel secondo tempo però le cose cambiano, e cambiano di molto. I Lakers si rendono conto che di questo passo si rischia di tornare in Texas, e qui sale in cattedra un monumentale Kobe Bryant che in metà 3° quarto raddoppia i punti di tutto il primo tempo (13). Da qui in poi è un monologo Lakers, con la solita ottima prova di Gasol nel gestire gli schemi e Odom che li rompe quando serve. Da parte neroargento si inizia a vedere rassegnazione e con Ginobili di nuovo assente, è il solo Bowen che prova a dare un po di intensita difensiva alla squadra di Pop, e il solito Barry che come in gara-4 trova triple pesanti che riescono a riportare San Antonio sotto di 2, senza però mai trovare il sorpasso.

Il quarto quarto è la fotocopia del 3°, con Bryant che riesce a fare quello che vuole (alla fine scriverà ben 39 punti sul tabellino) e Duncan che nonostante la tripla doppia (19+15+10) non riesce a fermare l'ondata gialloviola che porta a casa la partita la serie e il trofeo della Western Conference grazie ai tiri liberi finali.

Il fallo su Barry andava fischiato

Chi vi scrive lo ha pensato da subito, Brent Barry pure, gli arbitri evidentemente no. L'atto finale di gara 4 tra Spurs e Lakers si è chiuso con una tabellata, proprio alla sirena, di Barry dopo un contatto con Derek Fisher.
Popovich e il resto della truppa Spurs nelle dichiarazioni dopo gara han detto che non andava fischiato nulla, ma ora è proprio l'organizzazione della NBA, tramite il portavoce Tim Frank, a dire che gli arbitri hanno sbagliato e che dovevano essere assegnati due tiri liberi agli Spurs che avrebbero potuto così pareggiare i conti (si era già sul 91-93 finale) vista la mano eccellente di Barry e portare la gara all'overtime e magari la serie in partà, invece ora la realtà dice 3-1 Lakers.

I Lakers violano San Antonio (LAL[1]-SAS[3] 3-1) 93-91


Altra splendida partita di questa serie, caratterizzata da un grande equilibrio fra le due squadre e da una polemica: Sotto di 2 a pochi secondi dalla fine tripla di Brent Barry fallita che regala il successo in trasferta agli uomini di Phil Jacksom, ma c'è probabilmente lo zampino di Fisher, che con esperienza ed astuzia, o fortuna e basta, commette un evidente fallo ai danni del giocatore degli Spurs appena prima di tirare e l'arbitro non se la sente di fischiare il fallo di un probabile pareggio che avrebbe mandato tutti all'overtime.

Per quanto riguarda il resto della gara, i Lakers non hanno certo demeritato la sconfitta, mostrando quella solidità soprattutto a rimbalzo che era mancata in gara-3 (alla fine ben 11 rimbalzi offensivi per i gialloviola). Kobe Bryant è ispiratissimo e trascina tutta la squadra ad avere l'inerzia del match, con San Antonio spesso costretta a rincorrere, che però non si da mai per vinta fino ai minuti finali.

Gli Spurs debbono probabilmente rammaricarsi della sconfitta, soprattutto per l'ennesimo giro a vuoto di Manu Ginobili, ancora irriconoscibile dopo gara-1 e gara-2 (sarà un caso che gli Spurs abbiano vinto solo quando Ginobili ha giocato da Ginobili?). Gli altri 2 big three texani hanno invece risposto all'appello giocando una solida partita e tenendo in vita fino alla fine gli uomini di Coach Pop. Colui che non ti aspetti però è Brent Barry, un' altro veterano degli Spurs che Popovich rispolvera e che puntualmente si fa sentire soprattutto con un'ottima vena realizzativa, tanto da incaricarsi del tiro decisivo. Nonostante l'evidente fallo, Popovich nel finale di gara ammette: "Se io ero l'arbitro non avrei fischiato ugualmente". Gran signore, che farà di tutto per fare lo scherzetto ai Lakers in gara-5, quella che potrebbe far festeggiare i gialloviola davanti ai suoi tifosi la conquista delle Finals 2008.

Si sveglia Ginobili.. (LAL[1]-SAS[3] 2-1) 84-103


Si è detto e ridetto, Greg Popovich ha nei suoi innumerevoli pregi quello di rigenerare le sue squadre nei momenti di difficoltà ed è puntualmente avvenuto, soprattutto con colui che era stato assente nelle prime 2 gare della serie: Manu Ginobili, che alla sua prima vera partita della finale di Conference, piazza un trentello niente male che annienta i Lakers.

Ma la versione 2 degli Spurs non è solamente un ritrovato Manu Ginobili. E' anche uno straripante Tim Duncan capace di piazzare la doppia doppia pesante (22+22) e di un Tony Parker che ritorna ad essere il pericolo numero uno nelle penetrazioni. Il primo tempo si chiude con il festival della tripla da parte dell'argentino (5/6) e i texani avanti di 10.

L'AT&T Center in questi playoff non è terra di conquista per nessuno e gli Spurs ribadiscono ai losangelini la legge ai piedi dell' Alamo: Odom (sembra ancora essere l'incostanza il suo più grande limite) e Fisher (l'età inizia a pesare..) annullati dalla pressione difensiva degli uomini di Coach Pop, e complice l'ispirata serata dei Big Three neroargento, gli Spurs costringono i Lakers a non segnare neanche un punto per metà del terzo quarto e archiviano così la gara, nonostante un Bryant che negli ultimi minuti tenta il tutto per tutto infilando 4 triple di fila che non fa altro che riportare i Lakers a -12, e aumentare i rimpianti per una gara che i gialloviola non hanno assolutamente giocato.

L'appuntamento è tra 2 giorni, sempre dal Texas, per un'altra splendida partita di questa serie piena di colpi di scena.

Spurs imbattibili? Chiedetelo ai Lakers (LAL[1]-SAS[3] 2-0) 101-71


Questa volta i Lakers spingono sull'accelleratore sin da subito, e non fanno mai entrare in partita gli Spurs, rei di aver fatto molta fatica in questa post season, ed ora la cosa inizia a sentirsi molto, troppo per gli uomini di Coach Pop. Il primo tempo vede l'enorme potenziale offensivo dei gialloviola in tutto il suo splendore, con Bryant che non aspetta come suo solito il terzo quarto per iniziare ad ingranare, e Odom e Gasol ben supportati dagli uomini in perimetro (ottima la prova di Vujacic). Gli Spurs dopo aver cambiato quintetto (fuori Ginobili, assente ingiustificato, ma con attenuanti, anche in gara-2, dentro Finley), si accorgono che il risultato non cambia e a fine primo tempo vanno sotto di 9.

Al rientro del terzo quarto ci si aspettava la rimonta texana, ed invece sono ancora i Lakers a fare da mattatori in una serata in cui tutto gira per il verso giusto, mentre gli Spurs, lenti e compassati, sembrano quasi irriconoscibili a tratti. La partita a questo punto ha ben poco da raccontare, se non che il massimo vantaggio Lakers è proprio il +30 finale e che nel garbage time si rivede Ariza in maglia neroargento, tornato dalla frattura del piede dello scorso gennaio.

Piccolo aneddoto: San Antonio è tornata in Texas per disputare le prossime 2 gare della serie, con l'aereo privato di Donnie Walsh, President of Basketball Operations dei Knicks, solidarietà o qualche favore in vista del mercato estivo? L'appuntamento è per domenica notte, stavolta dalla AT&T Arena di San Antonio dove gli Spurs dovranno in tutti i modi cercare di portare la serie sul 2-2

Buongiorno Lakers! (LAL[1]- SAS[3] 1-0) 89-85


Partiamo subito da una premessa. Lakers - Spurs sarà una grande finale di Conference. E questo lo è stato gia a partire da gara-1. Per più di mezz'ora i Lakers hanno dormito di fronte a Parker e soprattutto Duncan (inspiegabilmente mai raddoppiato) e gli Spurs ne hanno approfittato portandosi addirittura sul +20!!. Bryant e Odom soprattutto sono spettatori non paganti del San Antonio Hollywood Show e i Lakers non riescono a trovare un minimo di gioco e di costanza, soprattutto in attacco. Al riposo molto polemico Jackson con i suoi giocatori, particolarmente con Kobe Bryant, affermando che l'MVP sembra che sia più interessato al triangolo delle Bermuda che al noto sistema a triangolo dell' attacco di Coach Zen.

A metà del terzo quarto viene fuori la sagacia di Jackson: fuori Fisher e Odom dentro Vujacic e Farmar che finalmente garantiscono solidità difensiva e più responsabilità a Kobe che finalmente sale di tono. Risultato della mossa: furibonda rincorsa dei Lakers che guidati dalla loro stella riducono a -6 lo svantaggio con un parziale assurdo di 14-0. Complice anche un probabile calo fisico (dovuto probabilmente a gara-7 con gli Hornets), i Lakers rosicchiano punti preziosi fino ad andare a vincere la partita dopo una tripla quasi allo scadere sbagliata da uno spento Manu Ginobili.

Western Conference Final - Preview



La finale di Conference che tutti reputano più incerta, la sfida tra gli allenatori più vincenti degli ultimi 15 anni, lo scontro tra l'anonima San Antonio e la pirotecnica Los Angeles. Tutto questo è Lakers vs. Spurs, Western Conference Final 2008.

I MATCHUP
Parker - Fisher. Da una parte un funambolo del pitturato, dall'altra l'esperienza di un play della vecchia guardia. Chi la potrebbe spuntare è l'MVP delle finali, sicuramente più in grado del suo dirimpettaio di prendere la squadra nei momenti decisivi.

Bryant - Bowen. Uno dei più forti attaccanti della lega, contro probabilmente il difensore uno contro uno più forte dell' NBA. A rigor di logica sarebbe un pareggio, ma Bryant ha numeri tali da scardinare la difesa di Bowen.

Walton - Ginobili. Non c'è storia, Manu è Manu, giocatore implacabile, guardia naturale adattato ad ala. Walton ha dalla sua la tenacia e la voglia di fare grandi cose, ma l'argentino...beh..queste sono proprio le sue caratteristiche, che lo hanno reso quello che è.

Duncan - Odom. Ecco questo è un bello scontro, e forse chiave di volta della serie. In questi playoff Odom si è dimostrato assolutamente all'altezza. Coach Zen lo ha finalmente liberato da compiti che non spettavano a lui (e li ha dati a Gasol), e Lamarvelous ha reso al meglio. Dall'altra parte c'è Re Timoteo, guai a sottovalutarlo, è il giocatore più dominante della lega facendo sempre più di ciò che sembra.

Oberto - Gasol. A priori la sfida tra i due neanche si dovrebbe accennare, eppure in questi playoff Gasol ogni tanto ha sofferto e non poco i giocatori di peso come l'argentino. D'altro canto, Oberto deve fare qualcosa di più, sembra sempre essere l'anello debole di un quintetto che rasenta la perfezione.

Ginobili sesto uomo dell'anno!

Il primo premio della stagione regolare assegnato ai singoli giocatori è quello del miglior sesto uomo dell'anno.
A vincerlo per la regular 2007-2008 è stato l'argentino più forte e soprattutto più decisivo di tutti: Manu Ginobili. L'ala/guardia degli Spurs si è aggiudicata il premio con 615 punti sui 620 possibili tra i quali vanno contati i 123 su 124 dei giornalisti specializzati di Canada e USA. In pratica ha stracciato la concorrenza degli altri candidati, e cioè, in ordine di arrivo, il missile Leandrino Barbosa (detentore del titolo per la stagione 2006/2007) che ha totalizzato 283 punti su 620 e Jason Terry che ha totalizzato un 44 su 620.
Per poter partecipare a questo premio i giocatori devono aver iniziato le gare non essendo stati inclusi nei quintetti di partenza delle proprie squadre per un numero superiore di volte rispetto alle partite in cui han messo piede sul parquet dall'inizio della gara.
Siccome Manu è bravo, non parte in quintetto ma quest'anno ha totalizzato ben 6 punti in più a gara rispetto alla sua media in carriera (19,5 a confronto coi 13,7 in carriera). Siccome è proprio bravo è l'unico giocatore in NBA che può vantare una media di almeno 17 punti in 32 minuti di gioco in regular.E visto che è il miglior sesto uomo dell'anno è anche l'unico giocatore in NBA ad esser incluso nei primi 31 per media punti a partita (31esimo), palle rubate (16esimo), assist (28esimo), tentativi di tiro da tre messi a segno (16esimo), percentuale nel tiro da tre (28esimo), tiri liberi segnati e relativa percentuale (in entrambe 16esimo).
Bravino eh...congratulazioni!

New Orleans stecca, Lakers primi....in attesa di stanotte


In attesa che si giochi la partitona di stanotte fra Spurs e Lakers, e per continuare il discorso di cui sotto, ecco che gli Hornetts perdono la prima delle restanti tre partite che mancano alla fine, ponendo i gialloviola primi in Western Conference già prima di scendere in campo contro gli Spurs.
New Orleans ha perso stanotte contro Sacramento della cui insidiosità se era già detto sempre in quel discorso, e così effettivamente è stato, partendo male e difendendo malissimo, David West lo sa e fa autocritica per la squadra. Se contiamo che ai Kings mancava anche il top scorer Kevin Martin la frittata si fa ancora più grossa.
Gli Hornetts perdono una buona chance per il primato a ovest, si fanno pareggiare il record dai Lakers, e potrebbero essere raggiunti stanotte da San Antonio in caso gli Spurs riescano ad espugnare proprio lo Staples Center.
Il rapporto vinte/perse dice 55/25 sia per la squadra di Chris Paul (che si gioca la corsa a MVP perdendo queste partite chiave) che per quella di Kobe. San Antonio è a sola mezza gara di distanza (record 54-25) che recupererebbe vincendo stanotte. Idem per Houston che ha lo stesso record di Tim Duncan e soci.
Di certo i Lakers hanno una grossa opportunità stanotte per cercare di chiudere col miglior record di conference, spingendo in basso i Texani e creando un distacco minimo con gli Hornetts, considerando anche che a parità di record passano primi i losangelini per via degli scontri diretti.

Western: in quattro per un posto


Con la vittoria contro New Orleans i Lakers si sono aggiudicati la Pacific Division e sono la seconda squadra ad ovest ad essersi aggiudicati il titolo divisionale. Rimane aperta ancora la caccia al titolo della Southwest, dove gli Hornets se la devono vedere con San Antonio e Houston che sono a una sola doppia vù di distanza.
Dalla Pacific o dalla Southwest uscirà fuori anche la prima squadra della Western, perchè se San Antonio e Houston sono ad una gara di distacco i Lakers sono solo a mezza vittoria dalla prima piazza. Analizziamo quindi contro chi si batteranno le contendenti da qui al 16 aprile:

New Orleans Hornetts:
tre partite per la squadra della Big Easy:

  • sabato 12 a Sacramento, fuori dai playoff ma sempre insidiosissimi;
  • martedì 15 a Los Angeles, sponda Clippers, dovrebbe essere però una vittoria sicura;
  • mercoledì a Dallas, trasferta forse meno problematica di quanto sembri se i Mavs non potranno fare altro che tenersi la loro 7a piazza.

L.A. Lakers:
solo due partite ancora per i gialloviola
  • domenica 13 saranno avversari degli Spurs, quindi scontro diretto che potrebbe tagliare fuori una delle due;
  • martedì 15 saranno avversari dei Sacramento Kings.

San Antonio Spurs:
stagione meno dominante del solito, ancora 2 trasferte e una partita in casa
  • domenica 13 a casa dei Lakers e qui si gioca molta Western Conference;
  • lunedì 14 a far visita a Ron Artest a Sacramento;
  • mercoledì 16 in casa ma contro gli Utah Jazz che però potrebbero decidere di riposarsi visto il piazzamento sicuro la lontananza dal primo posto di Conference.

Houston Rockets:
dopo aver vinto contro i Suns sono tornati in corsa ottenendo lo stesso record degli Spurs, anche se forse sono la squadra meno accreditata al primato di Conference, ma visto che ci hanno già sorpresi...
  • domenica 13 a Denver, trasferta durissima visto che in Nuggets lottano per entrarci ai playoff e tenere fuori Golden State;
  • lunedì 14 li vedremo a casa dei Jazz, e valgono le stesse considerazioni fatte nel caso degli Spurs: forse a Utah avranno poco interesse a spingere sull'acceleratore;
  • mercoledì ultima e unica gara interna fra le rimanenti, contro i Clippers.

Dall'analisi si può notare che, comunque vada, la scalata dei Lakers è più difficile visto che hanno solo due gare di cui una contro un avversario diretto (anche se in casa). New Orleans potrebbe avere vita facile battendo Sacramento. Se perde e una fra San Antonio e Houston vincono la prima delle tre gare rimanenti allora si va al fotofinish. Identica cosa se a vincere fossero i Lakers contro San Antonio.
A parere di chi scrive se i Rockets sono i meno accreditati a vincere, quelli che troveranno più difficoltà saranno i Lakers che, in parte, dovranno sperare nelle sorti avverse altrui anche in caso di bottino pieno. San Antonio potrebbe riuscire a scalzare gli Hornetts dal primo posto, ma quest'anno gli Spurs sono stati molto altalenanti nei momenti chiave e New Orleans ha spesso dimostrato di saper reggere la pressione.
In pratica non abbiamo quasi niente di certo e possiamo fare tutte le speculazioni che vogliamo, sarà il campo a darci il suo verdetto incontestabile. Ho detto quasi niente di certo perchè una cosa certa c'è e cioè che quest'anno stiamo assistendo ad una delle più belle lotte in regual season di sempre, dove il clima da playoff si vede in moltissime partite di regular, giusto per ricordare a chi dell'NBA pensa peste e corna che non è sono proprio una passeggiata quelle 82 partite...

HOU @ SAS 88-109: un derby tutto texano


Inizio questo mio primo intervento su questo blog parlando del Derby texano che si è svolto ieri tra i San Antonio Spurs e gli Houston Rockets. Partita molto interessante in quanto ambedue le squadre si trovano in posti molto alti della classifica della Western Conference e lottano insieme a New Horleans per aggiudicarsi il primo posto della loro division. Credo si sia potuto vedere fin dal primo quarto quale squadra ne sarebbe uscita vincitrice in quanto gli Houston hanno fatto una partita davvero scadente. Dai risultati che ho potuto vedere nelle classifiche Nba, ero molto contenta di guardare questa partita in quanto mi aspettavo una partita punto a punto, una partita combattuta fino all' ultimo secondo del 4° tempo; invece i San antonio spurs sono entrati negli spogliatoi a metà tempo con un +20 che direi che assicurasse la partita. Notevole prestazione di Michael Finley ha chiuso la sua partita con 22 punti. Prestazione da 22 punti anche per Tony Parker. Scadente prestazione per Tracy McGrady che termina la sua partita con 13 punti, un 5 su 22 da 2 uno 0 su 2 da 3 e ben un 3 su 7 ai tiri liberi. Ci tengo però a precisare che T-Mac ha giocato l'intera partita con un infortunio alla spalla che credo(anzi spero) abbia determinato interamente la sua scarsissima prestazione. Un elogio finale va ai San Antonio Spurs(squadra da me tifata) che dopo un periodo di buio sono arrivati a 7 vittorie consecutive e mettono bene in luce come tutta la squadra stia sentendo l'arrivo dei Playoff.

Sulla giornata di ieri si può aggiungere però un piccolo trafiletto sui Golden State che vincono sui Dallas avvicinando sempre di più le speranza Play off e allontanandole invece dai loro colleghi dei Dallas.

Concludo questo intervento con la situazione generale Nba scrivendo le prime 8 squadre attuali
Est: Boston Detroit Orlando Cleveland Washington Toronto Philadelphia Atlanta
Ovest: New Orleans San Antonio L.A. Lakers Utah Phoenix Houston Denver Dallas


NBA.com Photo Gallery: March 30, 2008

Spurs (re)sign Brent Barry.


Tutto come da pronostico. Ritorna alla corte dei campioni nba uno dei protagonisti degli ultimi anelli. Brent Barry, scambiato con Seattle insieme a Francisco Elson e una first round draft pick per Kurt Thomas, firma un nuovo contratto con San Antonio dopo essere stato rilasciato da Seattle lo scorso 21 Febbraio. 13 anni di brillante carriera nba per il figlio d'arte di Rick Barry che ritorna tra le fila di coach Popovic.

Boston supera anche il Triangolo Texano


Allora, per iniziare, diciamo una banalità, ogni tanto ci vuole: Boston è fortissima.
Passa con nonchalance sul Triangolo Texano, gioca tre partite di fila con San Antonio, Houston e Dallas e vince in tutte e tre le città. Cioè, detto altrimenti, vince in casa dei detentori in carica dell'anello, interrompe il record di vittorie consecutive dei Rockets a Houston e ricorda ai Mavs (a Dallas) che per mettersi un anello al dito Jason Kidd e l'ultimo MVP in carica potrebbero non bastare.
Le prime due partite vinte senza "He Got Game" Ray Allen, l'ultima vinta proprio grazie a lui che ha infilato la tripla decisiva a 31.7 secondi dalla sirena (rimpinguata poi dai punti di un grande Posey e da Garnett).
Questa squadra è di una compattezza incredibile, i tre big si sono integrati in un batter d'occhio, e gente come Rondo e Perkins è salita di colpi grazie a loro, facendo vedere cose che prima non sapevano fare e maturando tantissimo. Ci aggiungiamo anche l'arrivo di Sam Cassel che avrà pure un carattere difficile ma è uno che di anelli al dito ne ha due e che le situazioni importanti le sa gestire alla grande e allora ci troviamo davanti ad una squadra decisamente forte, sia sul piano tecnico che su quello mentale.
Per non parlare della difesa. Thibodeau ha rivoltato la squadra come un calzino, ha insegnato la difesa a chi la difesa non sapeva dove stesse di casa qualche mese prima, ha fatto vedere ai suoi ex allievi di Houston chi è il vero mago in quella parte del campo.
In Texas hanno sperimentato direttamente questa forza, hanno subito gli effetti del ciclone Celtics, hanno perso tutte (i Rockets anche di 20).
Nel mentre Boston vola, miglior record della Lega, Atlantic conquistata, Eastern Conference conquistata, vantaggio di campo per i playoff assicurato.
Fin dove arriveranno?

About NBA champions.


Squadra che vince non si cambia.... sembra questo il motto della franchigia di San Antonio. Anzi hanno sicuramente guadagnato ancora piu profondità nella panchina e addirittura si prospetta il ritorno di Barry. Nonostante il record sia non troppo dissimile da quello dello scorso anno qualcosa è cambiato all'ombra di fort Alamo. Gli Spurs stanno prendendo serie batoste dalle altre squadre di alti obiettivi: lo testimoniano le recenti sconfitte di ieri notte contro New Orleans e recentemente contro Phoenix. Nonostante la grande panchina, ciò che determina la vittoria restano comunque i "big 3" locali: dopo un avvio da grande leader con accenni di urla e risate, Tim Duncan è tornato il leader silente che è sempre stato, ma dopo l'all star game prende molti meno rimbalzi, testimonianza del fatto che il suo gioco si è spostato nuovamente piu lontano da canestro. Ciò non è di per se un male, visto che consente maggiori riaperture per i compagni partendo dal post, ma l'atteggiamento è meno deciso dell'avvio di stagione. Il ritorno di Tony Parker dall'infortunio ha determinato un cambiamento sostanziale del modo di giocare del fancese (forse per esigenze di Popovic, forse per paura di farsi male...): penetra meno, corre molto meno in contropiede, ma soprattutto tira molto di piu uscendo dai blocchi, anche dall'angolo, soluzioni che prima erano riservate ad altri che quindi rimangono con minore possibilità di giocare la palla.
Manu Ginobili è riuscito a tenere alto il ritmo della squadra durante l'assenza di Parker, molti sostengono che questa sia la sua migliore stagione, almeno per quanto riguarda l'NBA, ma ciò che è cambiato nel giocatore argentino (forse a causa di un po di stanchezza, mai è stato costretto a giocare così tanto) è la sua qualità migliore, cioè essere decisivo nei momenti veramente importanti; certamente ha trascinato il finale di molte partite ma in quelle di cartello sembra che (come Duncan) spenga l'interruttore (non gli ho mai visto perdere un pallone come quello che ha perso ieri notte nel quarto quarto sul meno 9...).
Se vogliamo leggere positivamente questi dati (ma proprio se vogliamo eh!) ricordiamoci che questa è regular season e che i giochi si decidono ai playoff, (ma per chi crede che conti solo la percentuale di vittorie basta pensare al pareggio di vinte e perse in stagione regolare dei Golden State verso i Mavs che si è tradotto nell'eliminazione di Dallas ai playoff...), che gli Spurs sono certi di accedervi e che eliminarli è dura..... Le sconfitte pesanti almeno non danno modo agli avversari di studiare veramente la meccanica del team in vista playoff, eludendo i veri piani di battaglia e tenendoli nascosti per quando possono essere utili davvero, e Greg Popovic ex spia dei servizi segreti lo sa bene!