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Il cielo di Oklahoma è minaccioso

Dopo aver dato l'annuncio del raggiungimento di 16 mila abbonamenti raccolti finora, ad Oklahoma è arrivato anche il nuovo nome della nuova franchigia espropriatrice dei Seattle SuperSonics, che per orgoglio il nome se l'eran tenuti un mese fa: si chiameranno Oklahoma City Thuneder.
I "Thunder" (tuono/rombo in italiano), ex Sonics, avevano ottenuto la possibilità di trasferirsi da Seattle dopo una disputa tra il maggior azionista della società, Clay Bennet e la città stessa di Seattle che ha rinunciato ai restanti due anni di contratto che legava la franchigia alla Key Arena avendo in cambio 45 milioni di dollari, il nome "SuperSonics" e la promessa di Stern di portare una nuova squadra in città.

Il delitto è compiuto, nascono gli Oklahoma Sonics


Il delitto è compiuto. Seattle scende dal treno della NBA.
Il proprietario Clay Bennett ha vinto, ma non stravinto la battaglia legale, riuscendo nel suo intento di spostare la franchigia nell' Oklahoma. Nel sito ufficiale della franchigia ormai ex Seattle si apprendono i dettagli della manovra. Bennett è stato costretto a pagare 45 milioni di dollari alla città di Seattle per uscire dal contratto con la Key Arena, ha perso i diritti sul logo sui colori e sul nome che resteranno alla città dello Stato di Washington. Inoltre, se nei prossimi 5 anni Seattle non riuscirà ad avere una nuova possibilità di rientrare in NBA, Bennett sarà costretto a sborsare altri 30 milioni di dollari come penale per non essere riuscito ad assicurare alla città un futuro NBA.

David Stern si è detto contento per la fine del contenzioso tra la città e Bennett, e ha anche ammesso che per Seattle non sono affatto chiusi i giochi, infatti la città del nordovest sarà la prima presa in considerazione nel caso qualche franchigia si dovesse muovere nel prossimo futuro. Seattle ha dunque perso, ma non tutto è perduto, i Seattle Supersonics non sono ancora morti.

Il delitto perfetto. Il punto ad oggi


Gira ormai da molto tempo la notizia che riporta che i Sonics si possano trasferire gia dalla prossima stagione ad Oklahoma City. Il 18 aprile il Board of Governors NBA (l'equivalente della nostra lega calcio) ha deciso quasi all'unianimità (28 favorevoli, 2 contrari) lo spostamento della franchigia nell'Oklahoma. Che però per il momento non si muove. Come mai?

E' in atto un'aspra ed intensa battaglia legale fra il proprietario della franchigia, Clay Bennett (di Oklahoma City, ma va!), e il comune di Seattle, proprietario della Key Arena. Come se non bastasse è in corso un'altra battaglia legale fra lo stesso Bennett e Howard Schultz, l'ex proprietario dei Sonics.

Ma andiamo per ordine. I Sonics hanno un contratto con la Key Arena di Seattle per altri 2 anni, e questo fa si che la franchigia non si possa muovere fino allo scadere dello stesso. Di rescissione consensuale, neanche a parlarne. Ma perchè spostarsi? Ufficialmente perchè la Key Arena è vecchia e non conforme agli standard NBA. A questo Seattle ha sempre risposto di non volere costruire una nuova arena per il semplice motivo che la città di Seattle ha una legge che prevede di non poter investire soldi pubblici a favore di enti privati. La realtà è che Bennett (come provano anche diverse intercettazioni, ma questo sarà punto da analizzare nella seconda parte) sin dall'acquisto della franchigia, aveva intenzione di spostarsi ad Oklahoma City.

La seconda battaglia legale vede contrapposti il vecchio e nuovo titolare dei Sonics, Schultz e Bennett. Motivo? La clausola principale per l'acquisto della franchigia era che i Sonics dovevano assolutamente restare a Seattle e il nuovo proprietario doveva far di tutto per farlo. Bennett lo ha fatto? e se non lo ha fatto, almeno è stato in buona fede? Come detto in precedenza, ci sono intercettazioni che affermano che il piano di Bennett sia sempre stato quello di spostare la franchigia, quindi Schultz avrebbe ragione e la clausola imporrebbe l'immediato passaggio di proprietà.

In questo gioco di cause però entra in gioco l'NBA con la figura di David Stern, grande amico di Bennett. Ha sempre affermato che la franchigia si deve spostare, che la Key Arena non è piu in grado di tenere il livello delle altre arene, e che Oklahoma City, dopo l'assaggio degli Hornets, sia il luogo ideale. Il punto ad oggi è che se le cose rimangono cosi, Schultz in qualche modo perderà la causa, e il comune di Seattle bene che vada terrà i Sonics fino alla fine del contratto della Key Arena, poi però si sposteranno. Quindi, in fin dei conti ci sono 2 anni per lasciare i Sonics a Seattle, a mio modesto parere, la loro casa naturale. Tutti si stanno smobilitando, anche una immensa raccolta firme che porta il nome di SOS: Save Our Sonics!

Ray&Seattle: il ritorno da avversario


E' tornato a Seattle, per la prima volta da quando quest'estate ha scelto l'altra fanchigia con la maglia verde, quella che sta a Boston.
Ray Allen, uno dei più bei giocatori degli ultimi anni, attore di una certa bravura, è ritornato coi suoi Celtics formato buldozer a giocare alla Key Arena, prossima a non ospitare più la NBA, per giocare questa volta da avversario.
Accolto con un bel filmato commemorativo He Got Game forse ha giocato un pò emozionato, ma anche no, visto che ultimamente non è che si stia esprimendo al meglio, infilando solo 10 punti. Non una gran partita la sua.
Era comunque una gran serata, dato che Ray è un leggenda vivente a Seattle, inserito fra i più grandi giocatori nella storia della franchigia (e vorrei vedere...) insieme a Gary "the glove" e Shawn Kemp (che non oso immaginare a quale bottiglia sarà attaccato adesso).
Chissà se gli sarà venuto un po di dispiacere nel vedere i suoi ex compagni in una situazione così disastrosa (oh questi se sono la peggiore squadra della lega al momento ditemelo voi cosa sono).
Per la cronaca, la partita l'han vinta big three 104-96 grazie ad uno spettacolare Paul Pierce, che al contrario di Allen sembra in gran forma, il quale ha fatto segnare 37 punti, 26 dei quali al secondo tempo.