In occasione dell'annuncio di queste ore dato dalla dirigenza degli Heat sul prossimo ritiro della maglia numero 33 di Alonzo Mourning (sarà la prima maglia ritirata nella storia della franchigia), approfittiamo per parlare della stagione di Miami.
Il titolo del post è chiaro: Miami è la squadra rivelazione a Est? Per chi vi scrive la risposta è affermativa. A supporto possiamo snocciolare un paio di considerazioni. Iniziamo con la posizione nella classifica (in realtà conseguenza degli altri fattori, ma più facile punto di partenza): quinta piazza nella Eastern Conference; davanti a Phila, Detroit, Toronto e Washington che certamente ad inizio anno immaginavamo in ben altre posizioni, soprattutto con record meno "affannosi" (Raptors e Wizards sono proprio una delusione stratosferica da questo lato); e sta appena dietro Atlanta, altra squadra che, pur andando tutto sommato bene, arranca ancora un poco, ma è da considerare che non l'abbiamo vista mai al 100%. E' vero che la stagione regolare non è ancora finita, ma Miami non dovrebbe avere difficoltà nel gestire la posizione -o addirittura migliorarla- per una serie di motivi: in casa fa sudare quasi tutti gli avversari; difende degnamente; ha in squadra un D-Wade straripante; gioca in una Conference e in una Division dove arrivare al 50% di vittorie è un miraggio e dove gli ultimi 3-4 posti per i playoff si raggiungono anche con record negativi.
Ancora, la trade di metà stagione che ha spedito uno svogliato Shawn Marion in Canada e portato a Miami Jermaine O'Neal ha sicuramente giovato agli Heat anche in termini di compatibilità tattica: O'Neal è il lungo di cui Miami aveva assolutamente bisogno dopo l'abbandono di Zo Mourning: se rimarrà in discreta salute saranno avversari ancora più tosti, anche in difesa, dove l'accoppiata Haslem-O'Neal potrebbe dare del filo da torcere a molti lunghi avversari. Parlando di completezza del roster, è evidente che manchi una vera point-guard di riferimento (Mario Chalmers deve ancora crescere), ma a questo ci sta pensando Wade, miglior distributore di palloni della squadra (7,4 a uscita).
Ecco, Dwyane Wade è poi il vero motivo per cui gli Heat sono a questo punto. E' tornato più forte che mai dall'infortunio dell'anno scorso -lo avevamo visto già alle Olimpiadi (dove, secondo il personaggio che vi sta annoiando ora con le sue considerazioni, è stato il migliore della sua Nazionale)- e quest'anno si è caricato il destino della sua squadra sulle spalle, concedendosi ovviamente qualche libertà in più essendo lui l'unico punto fermo. Il risultato, oltre Miami che respira di nuovo il profumo della post-season, è: 29 punti; 7,4 assist; 5 rimbalzi; 2,4 rubate a partita. Le percentuali non sono altissime (48,6% al tiro, che diventa però un misero 28% da tre), e questo probabilmente è il frutto di quelle maggiori libertà ( o anche responsabilità, se vogliamo, d'altronde chi più fa più ha possibilità di sbagliare) di cui sopra. Un dato indicativo al riguardo è il numero di palle perse: 3,4 a gara.
Cosa potranno fare dunque questi Heat ai playoff? Mah, secondo quanto si è letto da parte di alcuni su questo blog, potrebbero addirittura arrivare in finale di Conference. Secondo il noioso scriba di queste righe invece, potranno essere la mina vagante dell'Est, in grado di mettere in difficoltà anche le squadre che dichiarano l'obiettivo massimo, ma solo rebus sic stantibus (ovvero senza infortuni, e penso a Jermaine O'Neal). Mettere in difficoltà, magari anche seria, ma non di più.
P.S.
La Lega (la NBA non quella nostrana), grazie a Dio, ha invitato Wade a togliersi quel bannerino autopubblicitario dipinto sul volto. Era davvero di una bruttezza inverosimile.
Miami sorpresa dell'Est?
01 marzo 2009 | Posted by Unknown alle 11:12 AM
Labels: Miami Heat
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
6 comments:
Quale bannerino?
il "Band-Aid" che si stampava sotto l'occhio ogni giorno...
tristissimo
esattamente...mi sembrava una contraddizione troppo grossa perfino negli USA e nell'NBA costringere i giocatori a mettersi in abito formale quando stanno in tribuna e permettergli però di dipingersi il volto con "cazzate" simili...
Io sono assolutamente d'accordo con la grande stagione di Miami. Come ho già avuto modo di dire, se Wade e JO ingranano la marcia in postseason e la fortuna aiuta in qualche circostanza Miami può direttamente arrivare in finale di conference. Dall'altro lato però possono anche uscire al primo giro contro Atlanta e comunque rimanere negli annali una grande stagione (ricordate il record dell'anno scorso).
PS: il bannerino in realtà era un cerotto per coprire tre punti di sutura. Io l'ho trovata una ida carina, ma forse ha leggermente esagerato, soprattutto negli ultimi giorni (comunque ieri lo ha tolto).
era diventata una questione di moda ormai, tant'è che sul sito aveva lanciato un sondaggio su cosa scriverci sopra...
Posta un commento